I quattro capponi

 

Immagine abusata, quella dei pennuti che si beccano mentre Renzo Tramaglino li tiene per le zampe e li porta al macello, ma dà l’idea del dibattito nel mondo italiano della sf, specie in queste ultime settimane. Metafore per una realtà sconfortante. Novembre e dicembre sono arrivati con i loro appuntamenti e una novità. Cominciamo dai primi: l’uscita del nuovo premio Urania di Glauco De Bona, Cuori Strappati, e le puntuali critiche rivolte al romanzo dal mondo dei cosiddetti “addetti ai lavori”. Un appuntamento regolare, una reazione prevedibile, vi dirò poi il perché, eppure anche stavolta si è accesa la polemica. A dare fuoco alle polveri un altro autore italiano, premiato da Urania tempo fa, Maico Morellini; nel suo blog Maico lancia un vero e proprio grido di dolore programmatico dell’autore italiano di sf: i lettori sono prevenuti – è la mia sintesi barbara – sembra ci prendano gusto a smontare causticamente lavori altrimenti degni di nota. Giorni dopo, ecco l’autorevole “endorsement” di Giovanni De Matteo: i lettori di cui si lamenta Maico Morellini – di nuovo è la mia sintesi – sono “lettori riluttanti” , talmente ancorati, per ragioni di formazione e, diciamolo, anche di età, alla vecchia fantascienza, da non capire più il nuovo. Grazie, dunque, per la partecipazione, adesso tutti a casa, seguire i segni verdi verso le hostess e l’uscita, non dimenticate di ritirare il cestino-pranzo e la medaglietta commemorativa.

Ora, scherzi a parte, non me ne vogliano amici, conoscenti e anche no, ma qui stiamo rasentando il ridicolo. Anzi, a ben vedere ci siamo ben dentro. E qui arriva la novità: la prestigiosa rivista Nuovi Argomenti dedica il suo ultimo numero alla fantascienza. Urania 451 il titolo nemmeno poi così misterioso come ispirazione. Tipo, se vuoi capire, capisci. E il nostro collettivo di intellettuali addetti ai lavori cosa fa? Nota anzitutto che nessuno, ma proprio nessuno dell’ambiente, parruccone, dannunziano, rottamatore, pazzo furioso, equilibrato o autore affermato che sia, sia stato invitato a dire la sua o a pubblicare un racconto. E quindi, che la rivista, conseguenza diretta, dicono in molti, non vale la pena di essere letta. Già fiorisce un flame su social network al riguardo.

Il ridicolo, dunque. Sì, perché qui a ben vedere esiste, da sempre, una scalinata del Tempio di Metaponto – intesa come luogo dell’anima, caro volsco Umberto Rossi – su cui autori veri e wannabes, pseudointellettuali e anche intellettuali autentici, si incontrano e interagiscono in nome della fantascienza. Prima le fanzine, poi usenet, oggi i social network. Chiacchiere al vento, purtroppo, perché dopo la Prima Guerra dei Mondi, quella tra destra e sinistra, si stabilì che come in tutti gli ambienti culturali italiani ciò che conta immediatamente è la tua fede politica. Poi puoi essere anche un imbrattacarte, ma stai certo che con il giusto giro di amici pubblicherai.  Basta che tu faccia scattare il pugno chiuso o la mano destra distesa al momento giusto.

Dopo la Guerra dei Mondi – sto ancora sintetizzando – venne giustamente l’oblìo e la difficile impresa del rinnovamento e del meritorio tentativo di formare una scuola italiana: la Nord del compianto Gianfranco Viviani, e quindi la Delos di Franco Forte e Silvio Sosio, una linea continua e una certezza nel tempo. Più occasionalmente il Premio Urania, che a mio avviso solo a tratti ha saputo esprimere talenti autentici che non fossero meteore – vedi Dario Tonani, Francesco Verso e lo stesso Giovanni De Matteo – ma che poi ha anche dato responsi francamente sorprendenti, e per mischioni di generi, e purtroppo anche per scarso livello generale delle opere premiate. Perché se tu per romanzo di sf mi spacci un giallo che sta su anche come tale e senza fantascienza, o se non mi sai gestire un punto di vista o mi crei personaggi piatti come assi da stiro, c’è poco da prendersela col lettore, penso io.

Insomma: qui è inutile, caro Giovanni De Matteo e caro Maico Morellini, fare lobby giovanilista e attaccare i lettori se un titolo non sfonda o se non viene ben accolto. Il lettore italiano medio di sf, ammesso che esista, non è una massa di minchioni: legge moltissimo e potrebbe sorprendervi cosa. Magari, se esprime un giudizio negativo, c’è il caso che l’oggetto della critica sia realmente una ciofeca, no? Ingenerosa assai, dunque, se non quasi offensiva visto da chi proviene, la legnata di De Matteo ai gusti letterari di gente che lui sa benissimo discutere dell’ultimo Egan, di Stross, Sterling, Gibson, Sawyer, De Bodart, Chiang e Robinson come dell’antichissimo Hamilton. Ora, Giovanni, tu sai altrettanto bene di cosa si discute per esempio nel gruppo FaceBook Romanzi di Fantascienza, e le tue conclusioni un po’ sprezzanti vanno perciò dritte a giudicare come pensionati gente, faccio qualche nome a caso, del calibro di Umberto Rossi, Silvio Sosio, Vittorio Catani, Lanfranco Fabriani o Sandro Pergameno. Per non parlare di Alessandro Vietti o Dario Tonani – dove sei Dario? Dove ti sei nascosto? 😛 – o di altri esponenti della sf italiana appartenenti a generazioni più vicine alla tua. Io sarei stato più cauto ad appiattire tutti costoro nella mélee dei lettori riluttanti. O mi sarei espresso meglio. I mezzi non ti mancano, peraltro.

Ma alla fine ho torto anche io. La guerra per bande, la cultura intesa come esclusione, contrapposizione di bastoni, le lobbies contrapposte ci sono ancora, anche dopo la Prima Guerra dei Mondi che traspose tutto ciò politicamente in fantascienza. Oggi va di moda Matteo Renzi, e molto renziano è infatti l’assunto, come la conclusione, di Giovanni De Matteo: ci criticano? Chi se ne importa, sono vecchi, analfabeti di ritorno e inadeguati. Si accomodino pure alla porta. Tanto ci siamo noi a lavorare per il futuro. Chapeau. Chapeau a un già giovane autore che anni fa mi si presentò venendomi incontro con un gran sorriso e la mano tesa a una convention di Fiuggi. E no, all’epoca non c’erano le hostess coi cestini pranzo e le medagliette di partecipazione…

E in conclusione, mentre i quattro capponi si beccano e quello che si crede gallo pensa di avere sepolto gli altri tre, voilà, Nuovi Argomenti bypassa tutto questo mondo rissoso e ne scrive praticamente ex-novo e senza chiedere il permesso a nessuno.

Ci sarà un perché? Buona domenica a tutti 🙂

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giornalista RAI e scrittore
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5 risposte a I quattro capponi

  1. Gian Luigi Bona ha detto:

    Interessante, sono d’accordo

  2. Dario Tonani ha detto:

    Cucù! Eccomi caro Giampietro, ci sono e ti leggo. Come in genere leggo tutto quello che circola in giro sulla tanto bistrattata fantascienza di casa nostra. Ma non saranno certi toni – non parlo dei tuoi – a trascinarmi nella mischia, dove non mi piace stare. E non voglio neppure dare l’idea del diplomatico, quale probabilmente sono soltanto sulla carta. In realtà certi giudizi tranchant bruciano molto anche a me. Per cui preferisco andare a caccia di opinioni e flame sempre di nuovi. Chiodo scaccia chiodo… Non me ne volere per questo, è autodifesa. Un abbraccio. Dario

  3. Maico Morellini ha detto:

    Non ritiro la mano dopo aver scagliato il sasso, anzi, ma il mio “grido di dolore” (mi piace molto la definizione) era più relativo al metodo che al contenuto. Per non essere travisato ribadisco che accetto le critiche e anzi, nei miei lavori successivi ho cercato (e cercherò) di applicare un filtro intelligente ai commenti più pungenti raccolti. Quello che lamentavo, e lamento, è lo scarto a priori di una fetta (dimensionalmente ignota) di lettori che certificano senza appello il deficit intellettivo degli autori italiani. Una minoranza(?) chiassosa della quale non capisco i meccanismi ma della quale rifiuto fortissimamente l’assioma:”Siccome i precedenti italiani mi hanno deluso, non leggerò nemmeno i futuri” perchè, da appassionato prima che da scrittore, mi raccapriccia.

  4. X ha detto:

    Vedo solo ora, quindi non è che non sono intervenuto perché in ritiro spirituale nella torre d’avorio, né perché convocato alla Leopolda.

    Ora, Giovanni, tu sai altrettanto bene di cosa si discute per esempio nel gruppo FaceBook Romanzi di Fantascienza, e le tue conclusioni un po’ sprezzanti vanno perciò dritte a giudicare come pensionati gente, faccio qualche nome a caso, del calibro di Umberto Rossi, Silvio Sosio, Vittorio Catani, Lanfranco Fabriani o Sandro Pergameno. Per non parlare di Alessandro Vietti o Dario Tonani – dove sei Dario? Dove ti sei nascosto? 😛 – o di altri esponenti della sf italiana appartenenti a generazioni più vicine alla tua.

    Guarda, non voglio essere scortese, ma secondo me tu stai mettendo parole non dette in bocca un po’ a tutti. A me, per cominciare, e poi a tutte le altre persone che citi. Poi magari nessuno di loro è intervenuto perché effettivamente si sono tutti talmente risentiti nei miei confronti da aver preferito ignorarmi e dimenticarmi. Ma se così non fosse, magari è il caso che tu ti ponga il problema di non aver afferrato il senso del mio messaggio, e forse pure quello di Maico.

    Inoltre sei abbastanza intelligente da capire che nel momento in cui mi dai del renziano la stai buttando in caciara, chiudendo qualsiasi possibilità al confronto e negando ogni possibile chiarimento. Io parlo del “lettore riluttante” identificando una figura di lettore tipica, come tipiche sono altre figure che per fortuna rendono il “lettore riluttante” una minoranza nel panorama dei lettori di fantascienza. Tu fai sembrare che io abbia dato del “lettore riluttante” ad ogni lettore di fantascienza, e non solo: ad ogni autore di fantascienza che abbia iniziato a scrivere prima di me. E in fin dei conti l’impressione che mi lascia questo tuo sfogo, che raccoglie organicamente le tracce seminate su Facebook un paio di settimane fa, non è altra che di un gusto un po’ sterile e forse inconcludente per la polemica.

  5. Ettin ha detto:

    buon articolo . è tipica la sindrome da accerchiamento/ghetto in coloro che in realtà si sono autodistrutti – in questo caso specifico, facendo risse e settarismi, e non riuscendo più a selezionare e promuovere la qualità.
    ben vengano allora gli esperimenti degli autori non-SF di Nuovi Argomenti, magari riusciranno a risollevare un po’ di interesse per il genere (anzi ci stanno riuscendo visto che di questo numero si sta parlando molto) cosa che i CUSTODI DELLA VERITA’ evidentemente non hanno saputo fare.

    peraltro se la scena fosse sana, avrebbe gioito nel vedere che gente esterna accettava di misurarsi col genere (anche se a onor del vero va ricordato che le polemiche erano anche per i saggi e il loro contenuto, forse più che per i racconti, di cui vari erano peraltro di autori bravi)

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