Chi, io?

Decisamente una giornata storta. Già uno si alza con l’emicrania, le ferie stanno lentamente sgocciolando verso la fine, e un amico mi segnala questo articolo.

Fiducioso, vado a leggere, e sotto la voce Ucronia, leggo questo contributo, in cui compare la seguente frase:

‘Tra i principali esempi di questo filone vi sono i romanzi della trilogia di Occidente di Mario Farneti (dal 2001 al 2006), in cui Mussolini decide di dichiarare la terza guerra mondiale e conquistare l’intero pianeta, Nero italiano di Giampietro Stocco (2003), in (cui, ndr)  l’Italia non è entrata in guerra nel 1940 e il regime fascista prosegue integro fino al 1975, e L’inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi del 2008, in cui l’Italia fascista non si schiera al fianco della Germania nazista nella seconda guerra mondiale, oltre a vari racconti inclusi nelle raccolte curate da De Turris. Quasi tutti gli autori citati – secondo Łukasz Jan Berezowski – “tentano di dimostrare l’Italia fantafascista come uno stato potente, ben sviluppato, militarizzato, dotato di una forte rappresentanza politica e ampie ambizioni imperialistiche”, tuttavia alcuni cercano nelle loro opere ucroniche di smussarne il carattere razzista, antidemocratico e illiberale. La narrativa immaginativa diventa così uno strumento di indagine storica “alternativa” privo dei vincoli e del rigore tipici della storiografia. Vari autori del “fantafascismo” divengono oggetto di accuse di falso storico, interpretazioni arbitrarie dei fatti storici o revisionismo storico, a volte di criptofascismo e non mancano pesanti critiche alla stessa qualità letteraria dei loro scritti’.

Ce n’è per rovinare la giornata. Intanto, la frettolosità con cui si liquida un genere senza nemmeno fornire una bibliografia aggiornata dei vari autori, così che personalmente vengo circoscritto a un romanzo che è stato concepito nel 1996 ed è uscito la bellezza di undici anni fa, e al quale ne sono seguiti svariati altri di diversissima ambientazione temporale.

Non è solo il riferimento personale a dare fastidio, quanto le semplificazioni: mi ritrovo in una barca che viene di fatto dipinta coi colori del criptofascismo, della mancanza dei “vincoli e del rigore tipici della storiografia” e del sospetto sulla qualità letteraria. La prima cosa che mi dico è, urca, chissà Brizzi cosa ne pensa e passo a segnalarglielo. Contemporaneamente mi arrabbio su social network e passo a chiedere chi è il Nume che ha compilato la voce, mi rispondono a spizzichi e bocconi che sarebbe tale Marco. Chi è Marco? Chissà.

Ora, a parte che in un ambiente microscopico come quello dell’ucronia italiana sarebbe interessante sapere chi si è cimentato con una voce Wikipedia, nella medesima sarebbe stato auspicabile un link, almeno, o un riferimento bibliografico a critiche in cui sia comparso qualcuno di questi appunti per uno o più autori ucronici italiani: criptofascismo, inaccuratezza storica, scadente qualità letteraria. Sorvolando sugli ultimi due, e considerato che il secondo di questi attiene comunque a una sfera soggettiva e perciò difficilmente discutibile,  chiunque abbia letto almeno le prime pagine di Nero Italiano non può avere dubbi su quanto il sottoscritto sia lontano dal criptofascismo e su quanto questa definizione possa suonare offensiva.

Ma tant’è per il signor Marco: l’ucronia italiana è un sottogenere episodicamente destrorso, talvolta di scarsa qualità letteraria e comunque poco attento al contesto che tenta di sviluppare, sia pure su linee temporali alternative. Insomma, cari autori ucronici italiani, piuttosto che portare avanti la vostra evidente operazione nostalgica, pensate a documentarvi meglio e a curare di più ortografia, sintassi, trame e personaggi. Meglio poi se vi date direttamente all’ippica.

Il tutto a fronte di uno sviluppo della voce “fantascienza” decisamente molto più attento e rispettoso, come a voler approfondire il vecchio pregiudizio politico, e cioè che chi scrive sf è bravo perché progressivo e dunque di sinistra, chi si occupa di storia alternativa, e ci mette dentro il fascismo, quello invece è passatista, e perciò brutto e ignorante come tutti i destrorsi.

Una teoria che evidentemente è ancora ben viva in buona parte di chi tenta di dare interpretazioni critiche della letteratura fantastica, e che spiega perché personalmente continuo a prendermela con chi alimenta un pregiudizio duro a morire. Certi autori, certi numi del passato e del presente, certi editori: cosa si fa per alimentare il fantastico italiano e non invece la sterile polemica sull’orientamento politico del fantastico italiano?

Vado poi a leggere la fonte dell’articolo su Wikipedia, un breve saggio di Łukasz Jan Berezowski dell’ Università di Varsavia. Chi era costui, mi verrebbe spontaneo chiedere, ma magari c’è chi è più informato di me. Scopro però che questo signore ha letto Nero Italiano e ne scrive, magari un po’ distrattamente, visto che all’inizio lo mette insieme con Occidente di Mario Farneti e dice:

‘Nelle opere di Farneti e di Stocco l’Italia sceglie la strada della neutralità e non aderisce alla seconda guerra mondiale aspettando la fine del conflitto per conquistare l’Europa e il mondo’.

Chiunque abbia solo sfogliato Nero Italiano sa che a differenza di quella di Mario Farneti, la mia Italia alternativa aveva troppe pezze sul di dietro per pensare di conquistare l’Europa e il mondo. Nel prosieguo del saggio Berezowski dimostra di avere comunque letto più di due pagine del romanzo, o quantomeno di esserselo fatto riassumere in maniera accettabile. Magari poteva correggere l’incipit di cui alla citazione, ma oggi, si sa, andiamo tutti di corsa, e lui poi è come Bolt, ansioso com’è di fornire il suo contributo ideologico:

‘Però, anche questa licentia poetica non li (gli scrittori ucronici, ndr) protegge dalle accuse di falso storico, di interpretazioni arbitrarie dei fatti storici o di revisionismo storico, e a volte di criptofascismo. Ne è un esempio Gianfranco de Turris che da anni affronta ostacoli editoriali nella pubblicazione delle sue antologie, o Mario Farneti a cui le autorità locali hanno negato il permesso di organizzare delle mostre dei suoi fumetti ucronici Albi di Occidente. A tale punto, immediatamente sorge la questione ben diversa: dov’è il confine tra la libertà dell’opinione e dell’espressione artistica? È probabilmente l’unica domanda a cui la letteratura ucronica di oggi non sappia rispondere… ‘

Insomma, un vero trionfo. Il contributo del signor Marco, va detto, non è ideologicamente parente della sua fonte polacca, ma un sassolino, diamine, me lo voglio togliere: lo saprà bene il Nostro che, ucronici e fantascientisti, siamo tutti su FaceBook o Twitter, quindi ci poteva anche contattare per chiederci la nostra, invece di dire la sua così, anabolicamente e autisticamente.

Ed eccoci a un altro dei punti. Gente sconosciuta che trancia giudizi, compila saggi, cura antologie caratterizzate da fretta, superficialità e carenze oggettive di retroterra culturale. Un altro, per me dolorosissimo esempio è stato quest’opera, in  cui c’è stata anche la damnatio memoriae personale, sei romanzi pubblicati e manco un riferimento bibliografico. Ovviamente, secondo il curatore, la responsabilità era di chi ha compilato la voce, e comunque certamente non sua. Insomma, uno cura un volume e poi ne prende distanza, come i calciatori che fanno fallo e poi alzano le braccia. Chi, io? Guarda che ti sbagli. Guarda che hai capito male. Guarda che sei tu che sei permaloso. Guarda che vaneggi. Guarda, ignorantone, che Wikipedia la puoi modificare anche tu. E certo, solo che, a parte il trascurabilissimo particolare della responsabilità di chi in prima battuta scrive le castronerie, se proprio io ci vado a mettere le mani, dopo figurati l’alzata di scudi dei politically correct sul conflitto d’interesse!

La cosa triste è che il genere ucronico, fantafascismo a parte, sarebbe interessante e vitale. Ho letto nel recente passato bei romanzi come Il canto oscuro di Alessio Brugnoli che, sia pure sciacquando i panni nell’ormai imprescindibile italico must dello steampunk propone uno scenario allostorico divertente e originale. Ho letto, più indietro nel tempo, i due romanzi dell’Egitto alternativo di Clelia Farris, La giustizia di Iside e La pesatura dell’anima, e mi sono apparsi come altrettanti capisaldi, testi di grande originalità. Di Enrico Brizzi non dico solo perché ho la sensazione che quella nell’ucronia sia stata la scorribanda isolata di un Autore con la A maiuscola. Anche se la permanenza ha prodotto una trilogia, e che trilogia.

E dunque qual è il problema in Italia? Certamente la mancanza di un adeguato ricambio generazionale fra gli autori e la mancanza di un numero congruo di testi validi. Ho fatto il giurato in un numero congruo di concorsi e editato una sufficiente quantità di testi per poterlo dire. Ma non è che la sf italiana se la passi meglio: a parte le due prolifiche T, Tonani e Troccoli, il panorama è asfittico, e come dicevo oggi a un amico, porcate italiane di fantascienza non ne sono state scritte meno che di porcate ucroniche. L’editore italiano di genere fantastico fronteggia ogni giorno questo problema e vi si deve confrontare. Attingerà agli stranieri, di certo più maturi, piuttosto che ai nostrani, decisamente meno “impressive” per usare un termine oggi di moda.

Certo però che se la critica del fantastico italiano è la prima a produrre testi mediocri e spesso copiaincollati da siti web o blog di autori, il futuro promette male. Più accuratezza e una non dico amorevole, ma rispettosa coltivazione delle radici potrebbe aiutare molto quel genere che tutti amiamo, il fantastico, ad alzare finalmente toni e prosa nel nostro Paese.

 

 

 

 

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Informazioni su gstocco

giornalista RAI e scrittore
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