Pigrizie

n2013xm8Pigrizie. Già. La mia pigrizia incommensurabile: vado a vedere quando ho pubblicato l’ultimo articolo e scopro che era quattro mesi fa. Quattro mesi che sconvolsero il mondo, direbbe qualcuno, ma no, in realtà siamo sempre lì. Tutto e il contrario di tutto. Anzitutto le Larghe Intese, che ci hanno mostrato come Diavolo e Acqua Santa, a voi stabilire chi è chi, possano tranquillamente coesistere in nome dell’attesa.

Nel momento in cui scrivo, infatti, non solo non è stata elaborata alcuna nuova legge elettorale, cosa che era stata promessa come priorità assoluta, non si può votare senza, ci avevano detto. Né, in un momento in cui alcuni indicatori parlano di ripresa economica come possibile, si riesce a vedere come il governo possa approfittare della congiuntura, vista l’assoluta mancanza di provvedimenti in tema di lotta all’evasione e sostegno ai redditi delle famiglie.

Si aspetta, insomma. Troppo facile dire che cosa: in primis che i due partiti che sulla carta si sono associati per scongiurare il fallimento dell’Italia e l’ingovernabilità del Paese siano abbastanza sicuri di poter tornare alle urne senza essere sbranati da populismi estremi e astensione selvaggia. E quindi, questione non meno importante, che si capisca finalmente come gestire l’uscita dell’Italia dall’anomalia ventennale che la caratterizza, e cioè un Paese condizionato da un leader carismatico pluriprocessato e ora anche condannato in via definitiva.

Fossimo un Paese normale, da tempo ormai questo protagonista avrebbe deciso di difendersi meglio rinunciando a incarichi pubblici. Il classico passo indietro per difendere la propria innocenza e onorabilità nelle aule giudiziarie. Sappiamo invece fin troppo bene perché ciò non sia accaduto: ritirarsi dalla scena politica avrebbe rappresentato per la persona in questione cedere a un attacco politico orchestrato da una magistratura asservita e dunque non obiettiva. Chi ha ragione? Ragione e torto, anche qui, in Italia, la distinzione non sempre è facile. E ciò rappresenta un nodo.

Un nodo da cui non si esce. Se un’istituzione è delegittimata, a cascata lo è anche la democrazia e il concetto stesso di verità, che si sdoppia, si moltiplica, si disperde fino a perdere di significato. Ormai chiunque parla e dice, tanto chiunque ha ragione, visto che non può avere torto. Dunque un fatto non è più un fatto, ma la sua interpretazione. Ciò che è esiziale per un Paese che avrebbe bisogno di fatti veri: una nuova legge elettorale che definisca vincitori e vinti alle elezioni, anzitutto, ma anche e soprattutto provvedimenti seri da applicare in economia. C’è evasione massiccia? La si combatta, non si dica solo di volerla combattere. Le famiglie sono tartassate dalla crisi? Ebbene, dai proventi della lotta all’evasione – che si dica ciò che si vuole, l’evasione non è mai una necessità, ma una scelta –  si ricavino i fondi per sostenere chi è in difficoltà e si costituisca un tesoretto per far ripartire l’impresa. La criminalità condiziona l’economia? Si lotti senza quartiere contro chi delinque e si liberino le aziende da paure e mancanza di prospettive.

Tutto ciò un governo di Larghe Intese non può solo auspicarlo, deve farlo. Altrimenti è un governo di Larga Impotenza, o appunto, di Paziente Attesa. Fa piacere leggere della buona volontà di un premier che appare consapevole e attento, ma non basta. Il tempo scorre, e gli indicatori potrebbero cambiare da un momento all’altro. Per ora è divertente pensare all’ovvia ucronia: cosa sarebbe successo se si fosse votato di nuovo ad aprile…

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Informazioni su gstocco

giornalista RAI e scrittore
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