Ucronica Roma

Stavolta Ucronicamente lascia spazio a un altro protagonista che non il già debordante sottoscritto. Alessio Brugnoli, autore romano pubblica nel 2011 Il canto oscuro e si aggiudica subito il Premio Kipple. Incuriosito dai temi del romanzo, me lo procuro, lo leggo e ne rimango piacevolissimamente colpito. Ne nasce l’idea per l’intervista che segue.

Ciao Alessio. Un romanzo avvincente, dall’ambientazione insolita. Lo definiresti più un’ucronia o una storia steampunk?

Ciao, per prima cosa, vorrei ringraziarti per avermi dedicato del tempo e per aver definito la mia opera avvincente. Perché uno degli obiettivi che mi sono posto era di divertire il lettore: ho sempre avuto antipatia per chi vuole rendere la letteratura sinonimo di noia. Riguardo alla tua domanda, avrei qualche perplessità nel definire il mio romanzo steampunk. Sia nella definizione standard, il cyberpunk trasposto nel XIX secolo, poiché la tecnologia nella narrazione ha un ruolo secondario; sia in quella di Baionette Librarie, critica disincantata dell’ideologie ottocentesche, poiché il mio mondo guarda al presente, non al passato.

Si tratta invece di un’ucronia, un esperimento mentale sulla Storia che permette di esaminare con occhio critico le contraddizioni del nostro quotidiano.

Tra la nostra Italia e il mio Stato Pontificio, c’è pochissima differenza: in entrambi si riflettono i vizi e le virtù, ci sono e tante, anche se spesso ce ne dimentichiamo, del nostro popolo.

Il tuo protagonista è un nobile che però non disdegna”sporcarsi” le mani. A chi ti sei ispirato?

Nel definire i personaggi, mi affido al consiglio di Graham Greene:  scrivere è assegnare destini differenti alle persone che conosciamo bene. Andrea non fa eccezione. Lo spunto creativo è nato da un mio amico professore universitario, coltissimo, ma ben più pigro di Oblomov. E’ da tredici anni che lavora ad un saggio sulle ipotesi di traduzione della Lineare A. Considera l’insegnamento come un male necessario: sono famosi i suoi sbadigli durante gli esami. Sulla sua personalità ho innestato diversi ricordi storici. Sai, l’idea del nobile romano, tratteggiata dal Marchese del Grillo, è parzialmente vera. Vi erano certamente dei perditempo e dei mangiapane a tradimento. Tuittavia, specie tra i Conti, famiglia che ho attribuito ad Andrea, vi erano capitani di ventura che hanno messo a ferro e fuoco la Germania durante la Guerra dei Trent’Anni, alchimisti, poeti, compagni di viaggio di Pietro della Valle.

Così, fondendo le due suggestioni, ho creato un pigro costretto all’azione, che non sfugge alle sue responsabilità, ma ne farebbe tranquillamente a meno

Così come la protagonista femminile, temperamento napoletano, emancipazione ed erudizione. In questo caso, però non temi che possa essere un po’ anacronistico, vista l’ambientazione aristocratica?

Non sono molto d’accordo sull’ambientazione prettamente aristocratica del romanzo. Parte da un contesto universitario, simile a quello de Il club dei filosofi dilettanti di McCall Smith e poi si trasforma in uno spaccato della società romana, capace di mettere assieme dal cardinale al bullo.

Per tornare allo specifico, anche Francesca è basata su una mia amica professoressa universitaria, terrore dei suoi studenti. In parecchie sessioni d’esame, Ë stata capace di promuovere uno studente su trecento.

Ho fuso il suo carattere con quello di Lidia Poet, la prima donna avvocato d’Italia a cui fu impedito dai Savoia di esercitare la sua professione, nonostante fosse più abile e preparata di tanti colleghi uomini. Un esempio di tenacia: dopo anni di lotte, nel 1920, a sessantaquattro anni, riuscì finalmente a spuntarla e iscriversi all’albo. Aveva lottato per trentanove lunghi anni, per farsi riconoscere un diritto.

Così, per dirla alla romana, è nata quella sarapica di Francesca

Se parliamo di ucronia, quale può essere l’evento o la serie di eventi che ha acceso lo sviluppo diverso della storia?

Quello ovvio, che porta alla nascita dei computatori, è che nel 1878 il comitato della British Association for the Advancement of Science voti a favore del completamento della Macchina Analitica di Babbage.

Quello meno evidente che si nota da un piccolo particolare del romanzo, è il successo dell’attentato di Felice Orsini ai danni di Napoleone III.

Ciò anticipa la nascita della Terza Repubblica e il fallimento degli intrighi diplomatici di Cavour.

Contemporaneamente, Massimiliano d’Asburgo, invece di finire in Messico, diviene vicerè del Lombardo Veneto, dove tiene una politica più favorevole agli interessi locali.

Nel 1864, il governo austriaco stipula un’alleanza con la Repubblica Francese. Tra le conseguenze del trattato, le truppe di Vienna cominciano ad essere armate con i primi prototipi di fucile Chassepot. Nello stesso tempo, comincia a sviluppare un suo modello di mitragliatrice e imitando i piemontesi, adotta cannoni a canna rigata

Nel 1866 la Prussia dichiara guerra all’Austria. Non esistendo un fronte italiano, il comandante in capo delle truppe austriache è l’Arciduca Alberto d’Asburgo, che trasferisce le truppe stanziate nel Lombardo Veneto nel fronte germanico.

Il tre luglio avviene la battaglia di Sadowa. Grazie alla superiorità dei fucili e dell’artiglieria, non solo l’attacco prussiano è fermato alle 10 di mattina, ma grazie a una furiosa carica di cavalleria, l’armate dell’Elba è messa in rotta.

A causa dei danni subiti dalla rete telegrafica, Moltke è ignaro di quanto stia accadendo. Continua ad avanzare con 100.000 uomini, attaccando il fianco destro austriaco lungo la foresta di Swiep, ma la sua fanteria finisce decimata dalle mitragliatrici e dagli chassepots. Il suo fianco sinistro viene travolto dalla riserva che Alberto aveva costituito, utilizzando le truppe del Lombardo Veneto.

Così i prussiani ricevono una bella batosta che blocca sul nascere il processo di unità tedesca.

Nella prima stesura del romanzo, c’era un capitolo di infodump in cui si spiegavano tutte queste cose… Ma ho evitato di torturare il lettore con tutte queste chiacchiere.

Ti trovi più a tuo agio fra ambientazioni retrò o di urban weird oppure come autore ami anche la fantascienza?

Io amo la fantascienza, in tutte le sue forme. Ad esempio, tra poco, parteciperò a delle antologie dedicate ai supereroi e a scenari post apocalittici.

Il mio sogno che prima o poi tenterò di realizzare è una space opera, un qualcosa di analogo alle vicende dei Vorkosigan.

Mi piacerebbe, ma non so quanto si possa definire fantascientifico, dedicare un romanzo a Pietro Ispano, Giovanni XXI, il papa alchimista, saltato in aria a Viterbo nel 1277 per i suoi poco accorti esperimenti sulla nitroglicerina.

Come nasce la tua ispirazione narrativa? Ci sono autori cui fai riferimento?

La mia ispirazione nasce dalla vita, nel suo significato più ampio. Il caotico insieme di letture, incontri, errori che ogni giorno definisce la nostra identità di uomini.

Per gli autori di riferimento… Sarebbe una lista molto lunga. Tra gli italiani, amo da morire Fenoglio e Malaparte.

Non mi prendere per matto, ma tra i miei romanzi preferiti vi sono Tempo di Uccidere di Flaiano, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, ho la gran fortuna di abitare a Piazza Vittorio e ogni giorno mi sembra di vivere nelle pagine di quel romanzo e Horcynus Orca.

Mi domando come abbia fatto Stefano d’Arrigo a concepire un’opera del genere. Il fatto che in Italia una simile sperimentazione sia quasi dimenticata, fa tanto riflettere sul passatismo della nostra cultura.

Tra gli stranieri… Sono innamorato di Greene, Il potere e la gloria è memorabile, McCarthy, il suo Meridiano di Sangue è veramente il western definitivo, come l’ha definito Harold Bloom. Che darei per creare un cattivo come il giudice Holden.  E sono drogato de Il Maestro e Margherita di Bulgakov.

Dobbiamo aspettarci un seguito per questo romanzo?

E’ dura, perché la mia grande paura è di fossilizzarmi. Sto seguendo due strade parallele. Da una parte, prendere Andrea e Beppe, il protagonista del romanzo e la sua spalla, e farli interagire con realtà differenti dalla Roma papalina, come per esempio il West.

Dall’altra, sto mantenendo l’ambientazione, sto scrivendo delle avventure dei comprimari del romanzo, come Marco Aiello.

Il tutto nella speranza di non partorire schifezze.

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Informazioni su gstocco

giornalista RAI e scrittore
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2 risposte a Ucronica Roma

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