Ferro Sette: incontro con Francesco Troccoli

Francesco Troccoli è scrittore, traduttore e speaker. Nel bel mezzo di una invidiabile carriera in una multinazionale farmaceutica, cambia vita e si dedica alla scrittura di genere fantastico, alla traduzione scientifica e, più marginalmente, al doppiaggio-speakeraggio. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali il Giulio Verne e il Nella Tela, pubblicato oltre trenta racconti su raccolte e riviste e ricevuto numerosi apprezzamenti della critica. Il suo “Strudel alla viennese” è candidato al Premio Italia 2012 come miglior racconto su pubblicazione professionale, ovvero la raccolta “Un calice di soli, un piatto di pianeti” (Ed. Della Vigna) e il blog di cui firma le pagine, “Fantascienza e dintorni“, che ospita oltre al resto diversi audio-racconti di genere incisi dallo stesso Francesco, è anch’esso finalista nella categoria “sito amatoriale”. È membro del collettivo di autori «La Carboneria letteraria». “Ferro Sette”, che è stato appena pubblicato per i tipi della storica Armando Curcio Editore nella collana Electi, è il suo primo romanzo. Ucronicamente ha deciso di intervistarlo.

Francesco, da blogger ad autore di fantascienza. In Italia. Com’è nata l’idea per un romanzo come Ferro Sette?

Ferro Sette deriva dallo sviluppo di un mio racconto del 2009 intitolato “Il cacciatore”, che vinse lo scorso anno il Premio Giulio Verne. Iniziai a lavorarci quando mi resi conto che dall’idea di fondo scaturivano un’ambientazione e una vicenda che non potevano limitarsi al breve respiro di un semplice racconto. In merito al contenuto, mi sono chiesto cosa accadrebbe agli esseri umani se il paradigma socio-economico occidentale perseverasse in una definitiva e apparentemente irreversibile consacrazione della produzione come unico obiettivo della nostra esistenza.

L’idea di fondo va al di là degli stereotipi della fantascienza italiana e delinea una vera epopea, giusto?

In Ferro Sette c’è di sicuro un pur involontario intento di mettere in scena una storia dai toni alti, associata sin dal principio alla volontà di far tutto ciò in un ambiente schiettamente fantastico, con omaggi, citazioni e rimandi ad alcuni dei più grandi autori della fantascienza classica. Epopee comprese.

A chi ti sei ispirato per il personaggio di Tobruk?

Tobruk Ramarren è un individuo solitario, ostinato e cinico. Vive in un mondo impervio e crudele verso il quale nutre un misto di odio e inconfessato amore. Idealmente, è il padre di Falk Ramarren, protagonista de “Città delle illusioni”, romanzo di Ursula K. Le Guin facente parte del ciclo dell’Ecumene. In realtà non mi sono ispirato a nessun personaggio in particolare, ho solo tentato di rappresentare un uomo dal passato a dir poco discutibile che ha speso l’esistenza nel misurarsi con un ambiente disumano, e tuttavia non ha del tutto smarrito la propria umanità. La vera questione soggiacente una simile idea è la definizione stessa di umanità e di essere umano. Tobruk è n uomo tanto contraddittorio da arrivare a combattere contro la propria esigenza di combattere, ed è un personaggio che, mi auguro, non ricalca stereotipi: il suo scopo, letterariamente parlando, è sorprendere continuamente il lettore in ogni sua azione e in ogni sua decisione. Con la stessa incertezza, il tormento e la paura di sbagliare che costellano l’esistenza di chiunque.

A mio avviso la narrazione ha un ritmo solenne e ricorda un po’ la space opera. E’ un genere che intendi approfondire?

Non al di fuori della saga, ammesso che continui effettivamente. Vorrei cimentarmi con manifestazioni diverse pur rientranti nel genere, e inoltre con la stesura di un romanzo mainstream.

C’è anche una valenza sociale nel tuo romanzo, qual è?

La narrazione prende spunto dall’idea che l’imperativo della produzione che governa la società attuale possa in futuro essere spinto alla massima potenza, e arrivare così al punto da indurre una modifica che non sarebbe soltanto sociale, antropologica e culturale, ma diventerebbe addirittura biologica. In tal senso, la valenza sociale c’è, e l’idea della mutazione su scala evolutiva consente di amplificarne la portata in modo evidente, creando un universo immaginario in cui la diseguaglianza fra i potenti e i deboli raggiunge un parossismo insanabile e fortemente drammatico.

Come sei riuscito a convincere un editore non di sf pura come Curcio a pubblicare il tuo romanzo?

Non ho mai pensato nemmeno di provarci! Ho semplicemente spedito il mio manoscritto a vari editori, e sin dall’inizio ho deciso di non limitarmi a quelli specializzati nel genere, perché diversi lettori fidati che avevano valutato il mio lavoro lo avevano apprezzato moltissimo pur essendo il loro primo impatto con la fantascienza. Preciso che il genere fantastico è a mio parere accessibile a tutti: chiunque può appassionarsi in particolare a una buona storia di fantascienza, purché sia ben scritta e tocchi temi di interesse collettivo. Sono convinto che la fantascienza abbia la capacità di conservare, se non addirittura di esaltare, tutte le qualità migliori della narrativa generalista.

La pagina dei ringraziamenti è fittissima: questo corrisponde a un interesse forte del pubblico pef la sf o è solo un caso?

Sono lieto che tu lo abbia notato. In parte, come accennavo prima, si tratta in effetti della conseguenza del successo che il manoscritto iniziale ha riscontrato presso selezionati lettori generalisti. Persone competenti, che non hanno esitato a stroncare miei precedenti lavori, e delle quali mi fido perciò ciecamente. In generale però, la lunghezza di quella pagina è semplicemente una funzione del grado di privilegio che chi mi è amico mi ha concesso con la sua vicinanza, in modi diversissimi, nella realizzazione di questo traguardo. Soprattutto le mie amiche donne, in barba ai luoghi comuni sul rapporto fra femminilità e fantascienza.

Mi ha colpito nel tuo proporre te stesso come autore la pacatezza estrema accompagnata a una determinazione totale e a una grande fiducia nei tuoi mezzi. Non temi di farti subito dei nemici, in un ambiente così suscettibile come quello della sf italiana?

La mia fiducia nell’essere umano va oltre un simile timore. A rischio di di sembrarti retorico, è esattamente così che la penso. Vale anche per quella categoria così peculiare per sensibilità e indole, gli appassionati di fantascienza, di cui mi fregio d’esser parte. Ho costruito la fiducia nei miei mezzi attendendo con molta pazienza di aver raggiunto un livello sufficiente a pubblicare prima di rivolgermi agli editori con quel minimo di consapevolezza e sicurezza che mi hanno aiutato nel non facile compito di raggiungere un grande editore con un testo di genere.

Un nuovo autore italiano di sf che non pasticcia col postumano, non si definisce connettivista, non posa a intellettuale, non fa della politica una presenza narrativa ossessiva, in poche parole, non si lega a una lobby. Come pensi di sopravvivere più di qualche giorno là fuori? 😉

Bella domanda… diciamo che è un problema di Tobruk Ramarren e non mio. 😉 Non dimenticare, Giampietro, che lui è un esperto di armi a impulso, esplosivi e sostanze chimiche varie. Scherzi a parte, confido nella bontà della narrazione e nell’interesse che sta destando. Sto vivendo un’esperienza estremamente gratificante. Guardo con rispetto e interesse a tutte le manifestazioni e alle correnti della FS italiana, e credo che proporre qualcosa di diverso dalle dominanti letterarie attuali non possa che arricchire l’offerta e contribuire ad aumentare l’attenzione che l’editoria generalista ha a mio parere il dovere di dedicare alla fantascienza.

Un pensiero, e un auspicio, per la sf italiana.

La fantascienza italiana ha tutte le potenzialità per riprendersi ciò che le spetta di diritto. Un posto in prima fila nelle librerie, nelle biblioteche e sugli scaffali dei lettori di ogni estrazione, cultura, età e sesso. E per valicare le frontiere italiane e ticinesi.

Com’è stato accolto il tuo romanzo?

Al momento le recensioni sono tutte positive sia in termini stilistici che sostanziali. Già molti lettori mi hanno inviato commenti lusinghieri che mi lasciano profondamente soddisfatto. Tutto ciò proviene sia da cultori del genere che da lettori generalisti, il che a maggior ragione mi fa ben sperare.

Ci saranno altri tuoi romanzi di sf per Curcio?

Ferro Sette è un romanzo autoconclusivo ma, se le cose andranno bene dal punto di vista commerciale, Armando Curcio Editore è intenzionato a proseguire la saga di Tobruk Ramarren con altri due romanzi.

Sf bene al cinema, qualche buon segno anche in libreria. Possiamo essere ottimisti?

Voglio pensare di sì. Purché non dimentichiamo che a guidare la narrazione, cinematografica o letteraria che sia, deve essere un ardente desiderio di parlare a tutti e non solo a coloro che con il genere abbiano un’assidua frequentazione. Una voglia sincera di dire al lettore medio: “ehi, vieni a vedere com’è intrigante questo mondo che ho inventato per te. è un mondo lontano, diverso dal tuo, ma ti ci ritroverai. Ti piacerà.”

Annunci

Informazioni su gstocco

giornalista RAI e scrittore
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...