L’unità difficile

 

In questi giorni confusi e serrati continuo a leggere di categorie e lobby in rivolta contro le recenti azioni del governo a favore delle cosiddette liberalizzazioni. E’ di oggi, per esempio, la notizia di tafferugli con feriti davanti al Parlamento, sono i pescatori in rivolta contro il caro-gasolio. Ma un po’ ovunque è lotta contro i provvedimenti del governo guidato da Mario Monti. Farmacisti, taxisti, autotrasportatori in blocco, con tanto di gomme tagliate e morto accidentale. Poi i pastori sardi, e i cosiddetti “forconi“. E’ un po’ come se l’intero Paese avesse deciso di farla finita con le mezze misure e stessero saltando, uno dietro l’altro, tutti i tappi storici che hanno consentito all’Italia di vivere un’esistenza tutto sommato tranquilla, nonostante il terrorismo, la mafia, le minacce di default, la caduta di prima e seconda repubblica, i tintinnar di sciabole.

Ma cosa succede adesso? Il governo Monti nasce come governo tecnico ma in realtà impara prestissimo che a cercar di raddrizzare le gambe al cane, il cerusico si trasforma presto in poeta, il praticone in ideologo. In altre parole, mettere mano alla straordinaria amministrazione, o anche solo all’ordinaria, significa rivoltare come un calzino un’Italia cui la politica da sempre si è adattata come un guanto, gattopardescamente lasciando tutto com’era.  Agire dunque significa cambiare e cambiare significa rinunciare a qualcosa, ciascuno a favore della collettività. Un Paese dove la collettività non esiste, ma esistono tanti individualismi di settore, non può sopportarlo. Di qui i focolai di rivolta accesi dalle varie lobby.

Viene da chiedersi, a un ucronico come si sarebbe potuto agire diversamente. Quale sia stato il momento in cui questo stato di cose si sia imposto. La stessa nascita dell’Italia per come la conosciamo, un Nord giustapposto al Sud, o meglio, il contrario, implica la chiave di volta: non esiste la Nazione, ma, appunto, una giustapposizione. Non c’è un diritto fondamentale che prevalga su altri, dunque ogni altro diritto settoriale ha cittadinanza uguale o superiore, se il diritto generale non ha chi lo tuteli. Se non si pagano le tasse, se il governo fa gli interessi del “particulare”, eccetera.

Vizio di base dell’Italia, dunque. Ma da dove vengono allora questi tecnici, reinventatisi malgrado loro stessi come politici, che stanno cercando di cambiare le cose tentando di fare buona amministrazione? La tradizione della destra storica, quella prefascista, nessun culto del capo, ma culto del bilancio e dei conti in ordine. Tuttavia, anche il difetto del “sappiamo noi che fare”, e dunque il fastidio della pastoia consultiva, la difficoltà di trattare con sindacati e movimenti di base o presunti tali. La destra storica vedeva il popolo come soggetto da educare. Il professor Monti spesso dà la stessa impressione: parla agli italiani per educarli a capire ciò che farà.

Punto di svolta, dunque, perché il Paese non è più quello di Depretis, di mezzo c’è stata la Seconda Repubblica, il maggioritario in cui siamo ancora dentro, il Porcellum, il populismo, gli anni del fango. Vero è che la cura Monti come primo effetto ha anestetizzato la piaga. Ma è altrettanto vero che dopo l’anestetico ci vuole la cura, e se ci si limita a coprire la ferita, questa si diffonderà altrove. I focolai di rivolta sono proprio questo. Un governo che voglia cambiare le cose deve fare i conti anche con chi non lo sostiene. Il governo Monti è diventato politico giocoforza e strada facendo. Poco importa che non volesse esserlo, ora lo è. Conviene dunque che metta mano presto, e con convinzione, alla vera fase due: il confronto con categorie, lobby e, perché no, classi sociali. Ma non col manganello della celere, come potrebbe pensare qualcuno possa essere una risposta “tecnica”. Sedendosi invece intorno a un tavolo e cominciando a negoziare e concordare il passaggio alla fase tre: quella in cui il Paese degli individualismi possa essere preso per mano e condotto verso una comunità di aventi pari diritto.

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Informazioni su gstocco

giornalista RAI e scrittore
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